giovedì 17 dicembre 2015

Car of the year : io la vedo così.





Ciao a tutti, finalmente scrivo qualcosa di nuovo nella sezione motori, ovvero nel mio Cekky's garage. Per quanto da un lato io sia molto felice di aggiungere nuove idee e nuove informazioni sul mio blog, dall'altro, in questa occasione mi dispiace entrare a gamba tesa su questo argomento. Da pochi giorni sono uscite le 7 finaliste del Car of the year. Andando con ordine: il car of the year è un famoso riconoscimento europeo che vede coinvolte numerose autovetture che al dire dei membri della giuria, si sono distinte per design, prestazioni, innovazione, confort, funzionalità, guidabilità, sicurezza e rapporto qualità prezzo e rispetto per l'ambiente. Da appassionato di auto, accolgo sempre con grande interesse e curiosità le 7 finaliste, e mai come quest'anno ho atteso questo momento. Pensavo infatti da semplice appassionato ed interessato (e soprattutto da italiano)che il gruppo FCA avrebbe riscosso un successo maggiore. Ora, non voglio naturalmente mettere in discussione l'operato dei membri, ma a mio avviso tra le 7 finaliste non tutte meritano di partecipare alla finale e di ambire al primo posto. Prima di continuare ci tengo a sottolineare che non ho alcuna antipatia nei confronti delle auto estere, che anzi spesso apprezzo, e quindi le mie sono solo riflessioni che penso molti altri interessati abbiano fatto leggendo la notizia. Fatta questa premessa è il momento di approfondire l'argomento: non voglio subito citare le 7 finaliste perché forse non tutti sanno che prima di questa ultima lista era stata resa pubblica una prima selezione di 34 autovetture. E indovinate un po: già in questa preselezione le auto del gruppo FCA erano fuori dai giochi. Quindi in "gara " non rimaneva alcuna vettura italiana, il che sarebbe comprensibile se le auto in questione fossero valide alternative alle "nostre" ma a mio avviso non è così. Erano infatti presenti auto come la Kadjar che rimane un Nissan Qashqai (auto valida ma non proprio una novità) con carrozzeria marchiata Renault, la VW Touran, l'Opel Karl e l'inguardabile (scusate ma credo ancora nel design al di fuori delle mode ) Mini Clubman. Su questa vorrei soffermarmi qualche secondo. Non ho mai pienamente amato o capito le Mini più o meno recenti, apprezzavo moltissimo l'antenata, davvero anticonformista, ma adesso non riesco a comprendere i nuovi modelli. Eppure potrei nominare decine di miei conoscenti che ne posseggono una. E, proprio incuriosito dal continuo aumento di vendite ci ho tenuto a provarne un paio, di cui vi parlerò in un altro post, che non mi hanno minimamente convinto. Però si sa i gusti sono personali, ma il rapporto qualitià prezzo penso di no, quindi non capisco come la Clubman rientri nel gruppo. Detto questo tra le escluse recenti e della preselezione ci sono la nuova Tipo (che probabilmente segnerà il ritorno delle 3 volumi nel mercato automobilistico), la nuova Tesla Model X, la Toyota Mirai, l' Alfa Romeo Giulia, la Ferrari 488GTB (che ha riportato dopo decenni il turbo sotto il cofano del cavallino), la Ford Mustang e molte altre auto sicuramente più meritevoli delle finaliste. Basta analizzare i pochi dettagli che fanno di questa inattesa lista una barzelletta. Tra le 34 vetture era presente l'Opel Karl di dubbio interesse come auto dell'anno ed era assente la Giulia che riporta la trazione posteriore e un pò di entusiasmo in un segmento del marchio FCA che da tempo era addormentato, oppure la Ford Mustang che se non altro rappresenta il ritorno della vera pony car nel vecchio continente. Insomma anche valutando tutti gli storici parametri di valutazione del concorso non trovo spiegazioni alle scelte dei membri. Ora finalmente parlerò delle 7 finaliste: Skoda Superb, Volvo XC90, Mazda MX-5, Opel Astra, Bmw serie7, Jaguar XE, e Audi a4.  Sulla Skoda Superb ho poco da dire, apprezzo quanto sia cresciuta e migliorata la Skoda degli ultimi anni anche e soprattutto grazie al gruppo VW, per contro non penso sia completamente riuscita a ricostruirsi un'immagine diversa da quella che aveva qualche tempo fa, ma d'altronde non avendo interesse  diretto sulla Superb, non posso dare informazioni concrete ma solo ipotesi o idee. Volvo XC90: se vincesse non mi dispiacerebbe affatto. La Volvo è un marchio consolidato da anni, famoso per sicurezza ed affidabilità. L'XC90 fin dalla prima edizione si distingueva dagli altri suv per una personalità stilistica particolare, ma adesso era giunto il momento di presentare un'autovettura nuova, ma il compito non era sicuramente facile. Secondo me Volvo ha fatto centro, perchè la vettura continua ad essere più affascinante rispetto ad altri SUV e sicuramente non passa inosservata. Dentro poi sono stati fatti dei miglioramenti importanti, spicca soprattutto il nuovo infotainment e il cruscotto digitale (che non è una novità assoluta in quanto già utilizzato da altre autovetture). La Mazda MX-5 non ha bisogno di presentazioni, il fascino delle prime Miata è rimasto nel cuore di appassionati e non. Tra tutte Mazda aveva il compito difficile di riproporre ancora una volta in chiave moderna il suo piccolo capolavoro. Peso contenuto, motore aspirato e bilanciamento dei pesi ottimale la rendono divertente come poche. Trovo il design esterno tra i più belli degli ultimi anni, avrei solo preferito un posteriore più aggressivo. Gli interni sono curati, ma estremamente simili alle sorelle maggiore, il che non è un male considerando l'attenzione ai dettagli e la qualità percepita. Per quanto riguarda i motori alcuni potrebbero storcere il naso nel vedere una cavalleria piuttosto ridotta, ma l'essenza dell'MX5 è questa, ed è giusto mantenerla immutata. Vedrei anche lei volenteri in prima posizione. BMW serie 7: la casa bavarese non stravolge il suo concetto stilistico di grande berlina extralusso, ma dal punto di vista tecnologico adotta delle soluzioni che meritano più tempo e più spazio per essere descritti a fondo. Basti pensare ai numerosi servizi offerti non solo dall'automobile in se per se ma anche dalla chiave di accensione che mette in mostra soluzioni a dir poco avveniristiche. Certo il prezzo è salato ma proporzionale (a volte inferiore) alle sue dirette rivali. La Jaguar XE penso sia una delle berline medie più belle sul mercato. Già con l'XF, Jaguar aveva fatto un ottimo lavoro, e adesso la nuova piccola della casa inglese non sembra da meno. Design, interni, cura per i dettagli, sono i suoi punti forte, mentre penso che motori e tecnologia d'intrattenimento potevano essere più curati. Con l'XE Jaguar dovrebbe insidiare l'importante fetta di mercato in mano a Audi, Mercedes e Bmw , io personalmente spero ci riesca, ha tutte le carte in regola per farlo, ma dovrà vedersela nel corso del 2016 anche con la Giulia che ha sicuramente armi molto affilate. Vedo bene l'XE nel gruppo delle finaliste. Poi arrivano a mio avviso le note veramente dolenti: Audi a4 e Opel Astra. Parto dalla prima, l'Audi. Non metto in dubbio che la casa dei  4 anelli abbia introdotto nelle sua nuova berlina delle soluzioni tecniche di recente concepimento, ma penso che queste siano a tal punto sottopelle da impedire al comune utilizzatore di usufruirne a piene mani. I benefici sicuramente si sentiranno e le differenze saranno notevoli dato che la definiscono come un'auto completamente nuova, ma alla presentazione di un nuovo modello chi non lo fa? Ritengo inoltre che in questo momento un'auto come l'A4 non possa essere definita auto dell'anno, perchè se così fosse dovrebbe rientrare in questo gruppo da almeno una decina d'anni. Alla vista sono pochi i dettagli che cambiano e secondo me non così rilevanti da renderla più accattivante o efficace. Beh non voglio esagerare perchè in fondo è un'ottima auto ma chiudo dicendo che secondo me rientra nella lista delle finaliste solo ed esclusivamente per cercare di risollevare l'immagine del gruppo VW dopo lo scandalo delle emissioni. Ho preferito lasciare alla fine la "nuova" Opel Astra. A chi fosse affezionato a questo modello o sostenitore del marchio in questo momento storico consiglio di terminare qui la lettura perchè sono molte le cose che mi lasciano perplesso, e nell'analizzarla non ci andrò leggero. Premetto di averla vista, provata, giudicata senza troppi pregiudizi, ma più ci penso più trovo qualcosa che non mi convince. Sugli esterni per ovvie ragioni di gusti non voglio soffermarmi molto, secondo me il reparto design Opel aveva le idee un po confuse al punto di disegnare un posteriore che sembra una via di mezzo tra la Giulietta, la Mazda 3, e la BMW serie1 (ultimo restyling), la linea laterale mi ricorda diverse autovetture ma forse è la parte più riuscita, e poi c'è l'anteriore che ricorda moltissimo il vecchio modello (con qualche aggiunta naturalmente) ma che ancora non assume una personalità propria, rubandola al passato o a qualche collega nipponica. Sta di fatto che tra le tante scopiazzate questa è sicuramente l'Astra più valida. Gli interni sono ben curati anche se qualche plastica sembra messa li senza curarsi troppo della qualità. Il problema legato all'affollamento dei tasti sulla consolle centrale in zona clima-radio è stato quasi definitivamente risolto (i tasti del clima sono comunque troppo ravvicinati e sarà semplice confondersi soprattutto durante la guida) e l'infotainment risulta compatibile con molti dispositivi il che sicuramente è un punto a favore. Ma l'optional che proprio non mi scende è l' OnStar su cui Opel sta insistendo tantissimo. Per chi non lo conoscesse il sistema è un insieme di 3 tasti : SOS , Service e Privacy. In primis non lo trovo affatto una rivoluzione, certo la diagnosi a distanza dello stato della vettura è una novità ma come credete che gli operatori a distanza risolvano i vostri problemi? Io penso e ne sono quasi certo, leggendo come farebbe un normale elettrauto le informazioni che centralina, sensori e spie inviano al sistema centrale. Quindi ne più ne meno di quello che potreste fare voi leggendo il libretto di uso e manutenzione. Certo, potrebbero azzerarvi a distanza una spia, ma in caso di problema "serio" non potrebbero comunque intervenire. Il tasto SOS (esiste con medesime funzioni dalla fine degli anni 90 su diverse autovetture, alcune lo utilizzano tutt'ora come BMW, Citroen, Peugeot) è da utilizzare in caso di necessità, che include soccorso stradale, incidente, malore di un passeggero. In caso di incidente più o meno grave (ovvero quando si aprono gli airbag) la vettura invia automaticamente la richiesta di SOS. Il tasto Privacy serve per gestire il wifi (non penso sia necessario un tasto dedicato per una funzione che, non essendo di emergenza potevano benissimo implementare nel normale sistema di navigazione). Infine il tasto Service che mette in collegamento con un operatore gli occupanti dell'autovettura per avere informazioni turistiche, e anche questo mi sembra piuttosto inutile, perchè chiamare un centro assistenza per avere le stesse informazioni che il navigatore con la funzione "punti d'interesse" fornisce con più immediatezza? Avrete quindi capito che non ho gradito alcune delle 7 finaliste, inappropriate a questo tipo di riconoscimento. Avrei sicuramente escluso l'Astra, l'Audi e forse la Superb o la BMW, ma non sta a me decidere e posso solo  esprimere il mio punto di vista. Detto questo, mi dispiace solo per altre vetture e marchi più meritevoli che non beneficeranno della visibilità che questa grande vetrina concede, se non altro l'Italia non rimane a bocca asciutta perchè la Fiat Tipo ha comunque vinto il titolo di Autobest2016 assegnatole da una giuria di 26 giornalisti del settore automobilistico. Avrei tanto di cui parlare ma già in questo post più che una semplice descrizione mi sembra di aver accennato delle recensioni, quindi mi congedo salutandovi , sperando che queste mie idee, seppur a volte drastiche, siano di vostro gradimento. Commentate se anche voi siete d'accordo oppure se abbiamo idee diverse... Ciao a tutti ...

martedì 8 dicembre 2015

Osservatorio Eco-Faunistico Aprica (2° parte): Il paradiso che non ti aspetti.

Dopo aver postato le foto ieri (qui foto osservatorio), ed avervi già anticipato la mia visita all'osservatorio, ci tengo a raccontarvi un po' di più su questo posto che si è rivelato tanto stupefacente quanto inaspettato. Prima della descrizione vera e propria ci tengo però a parlarvi della trafila che precede la visita. Non essendo una struttura alla portata di tutti la visita si svolge esclusivamente su prenotazione che nel mio caso è avvenuta direttamente al centro informazioni di Aprica. So però che online su siti dedicati è possibile prenotarsi diversamente. Il biglietto ha un costo di 13€, ed include anche la salita in seggiovia dal piazzale Palabione ovvero il punto di ritrovo. Naturalmente qui la mia storia subisce delle piccole ma rilevanti deviazioni rispetto alla normale tabella di marcia. Vi ricordate la mia influenza? Ecco, proprio lei, mi ha impedito per una serie di mirabolanti situazioni (in primis raccolta di farmaci, inalatori ma soprattutto fazzoletti) di essere puntuale nel piazzale alle 8.45. Così seppur in ritardo di 5  minuti ho perso quello che pensavo essere l'unico "treno" a mia disposizione per visitare l'Osservatorio. Iniziavo  già a pensare che l'influenza tentava di pareggiare i conti che fino a quel momento mi vedevano in vantaggio, ma in cuor mio sapevo che potevo e dovevo organizzarmi meglio quella mattina. Fortunatamente non tutto sembra perduto: nel piazzale non sono l'unico ritardatario e presto si crea un piccolo gruppo di ansiosi (quasi) visitatori intenti a trovare quanto prima una soluzione. Soluzione che arriva quasi subito e ci vede frettolosamente salire in massa sulla seggiovia direzione osservatorio. Una volta arrivati quasi in cima l'aria si fa pungente e il freddo timido del "centro città" lascia il posto a quello intenso e penetrante dell'alta montagna. Pensavo fosse un'idea comune vederla così, ma appena si aprono completamente le porte della seggiovia scorgo alla mia sinistra una mano protesa nei miei confronti. Subito noto l'assenza dei guanti (che io ritenevo indispensabili), ma a stupirmi ulteriormente è l'abbigliamento, del ragazzo sorridente che si presenta come una delle nostre guide : pantaloni che oserei definire quasi normali e una maglia di pile. Mi piace pensare che la vista può trarre in inganno ed immaginare le altre due o tre maglie sotto quella principale, altrimenti non riuscirei a spiegarmi tanta disinvoltura e tranquillità a questa temperatura. Oltrepassato lo stupore iniziale dovuto al paesaggio con neve solo in prossimità delle piste e il resto completamente all'asciutto, ci incamminiamo verso il primo step dell'osservatorio, su una stradina che alterna tratti di terriccio alla neve ghiacciata. Dopo qualche minuto scorgo nelle vicinanze una rete di delimitazione e qualche metro più avanti una recinzione piuttosto robusta. Devo essere sincero, inizialmente ho avuto qualche emozione contrastante, stiamo comunque parlando di animali in cattività quindi per chi ama e rispetta gli animali e la natura in generale i primi pensieri in circostanze simili non sono mai del tutto sereni e piacevoli, ma neanche il tempo di trarre le mie conclusioni che puntuale arriva la spiegazione del dott. Bernardo Pedroni. Questa parte dell'Osservatorio infatti è quella dedicata all'orso bruno, che ha a sua disposizione molti ettari per muoversi liberamente o quasi. Tanto per essere chiari, il suo territorio comprende un laghetto e zone boschive con diverse inclinazioni. Apprendiamo inoltre che anche stambecchi e caprioli godono di uno spazio particolarmente grande, circa 1 volta e mezza più dell'orso. Se non erro l'Osservatorio si estende per circa 20 ettari, che sembrerebbero più che sufficienti per accogliere al meglio questi animali, ma voglio prima vederli di persona per esserne convinto. Anzi, dopo aver appreso di che dimensioni stiamo parlando, mi viene anche il dubbio che in questo tripudio di verde, con molta probabilità potrei rimanere a bocca asciutta e non vedere proprio nulla, cosa che mi dispiacerebbe parecchio non solo emotivamente ma anche fisicamente considerando il peso dello zainetto, stracolmo di ogni cosa (utile e inutile), che grava sulle mie spalle. E dispiacerebbe non poco anche alla mia macchina fotografia, sempre pronta ad immortalare qualcosa di interessante. Finora oltre al paesaggio, non ho fotografato niente degno di nota e la cosa non mi piace affatto. Comunque con l'ombra dei primi dubbi continuo la discesa lungo il sentiero: inutile dire che lo scenario circostante è comunque molto piacevole, nonché rilassante, ma proprio questo relax temporaneo potrebbe distogliere l'attenzione dalle insidie che neve e ghiaccio mi riservano lungo il cammino. E, proprio mentre mi stavo abituando al trekking leggero, la guida attira la mia attenzione e quella degli altri visitatori indicandoci una sorta di terrazza dalla quale è visibile l'orso proprio sotto di noi. Ora, non so voi, ma io un orso bruno di 2 o 300 chili, nel suo habitat naturale, con tanto di ruscello e laghetto , non penso di averlo visto altre volte. Sono emozionato e curioso allo stesso tempo, voglio subito avvicinarmi e vedere il bestione. E' splendido, sembra anche in ottima forma, e complice una stagione non particolarmente fredda, è ancora piuttosto sveglio e vigile al punto di prendere al volo una delle 100 mele (si avete letto bene , 100!!) che mangia quotidianamente. Gesto atletico che però non gli vale nessun premio, anzi, il poverino , tale è stata la voracità si è anche ingozzato. La mela gli è decisamente andata di traverso, ma fortunatamente dopo qualche suono gutturale poco incoraggiante sembra stare meglio e riprende a mangiare le altre mele nei dintorni senza troppa fatica. Il suo nome è Orfeo anche se originariamente ci chiamava Ciko, ed è l'acronimo di Osservatorio eco faunistico Orobie anche se momentaneamente ignoro il significato della R. Dopo aver rubato qualche scatto ad Orfeo e aver imparato qualche nuova informazione su di lui che non sto a spiattellarvi qui, proseguiamo verso l'area riservata ai rapaci notturni e diurni. Premetto che la mia scarsa puntualità "stagionale " mi impedisce di godere appieno di questa parte dell'Osservatorio in quanto molti dei rapaci sono stati trasferiti altrove, e li riporteranno in questo sito solo in primavera-estate. Ciò nonostante, i pochi presenti sono comunque di rappresentanza, soprattutto il gufo che seppur notevolmente più piccolo dell'orso non scherzava affatto in quanto a dimensioni. Anche stavolta le spiegazioni sono state impeccabili, le foto un po' meno (i rapaci sono naturalmente legati) ma mi accontenterò. Abbandonati i rapaci l'Osservatorio ci offre  una terrazza dalla vista spettacolare , quasi a strapiombo, che oltre a mostrarci Aprica dall'alto, ci da la possibilità di osservare nella sua completezza il territorio. Le descrizioni, gli aggettivi, e qualsiasi altra cosa sarebbero banali e renderebbero poca giustizia a ciò che sto vedendo. Non posso che rimandarvi nuovamente alle foto, ma anche quelle trasmettono solo una piccola parte di ciò che si prova qui. Non posso che invitarvi a venire qui personalmente. Poi , complice magari una bella giornata non potete non gradire tutto quello che vi circonda. Difficile proseguire, ma la visita è ancora lunga e ricca di sorprese. Con passo veloce ma attento ci dirigiamo verso quella che ai miei occhi sembra una piccola baita di legno con un cancello alla sua destra e recinzioni tutte intorno. Inizia il percorso all'interno dell'Osservatorio stesso, laddove il rapporto uomo, natura, animale assume dei delineamenti non molto precisi ma dal risvolto sicuramente piacevole. Non mi aspetto di vedere animali a perdita d'occhio fin dall'entrata eppure complice qualche cereale gli stambecchi non si fanno pregare e arrivano numerosi. L'atmosfera che si respira mi riporta alle favole ascoltate più di un decennio fa quando prima di cadere in un sonno profondo mi lasciavo cullare dalle parole delicate e piene di dolcezza pronunciate dai miei due narratori improvvisati preferiti, i miei genitori. Forse le emozioni che provo sono spropositate ma a pochi metri da me, senza nessuna barriera artificiale, una famiglia numerosa di stambecchi si avvicina con estrema naturalezza. Vorrei allungare la mano e accarezzarli ma potrei rompere l'incantesimo in quanto tollerano la presenza umana ma non il contatto fisico.  Il capo famiglia è naturalmente l'esemplare più grande, le sue corna in un primo momento affascinano e attirano l'attenzione di tutti i presenti, ma riflettendoci bene trasmettono un grande senso di maestosità e rispetto. Differentemente da altri animali, il capo famiglia concede agli esemplari maschi più giovani di vivere nel branco, quindi non di rado si avvistano altri esemplari di dimensioni notevoli. La sensazione di vivere in un mondo fiabesco si intensifica quando a pochi passi dall'entrata facendo una piccola svolta a sinistra, s'incontra un laghetto, che sarebbe già sufficientemente affascinante così com'è, ma in questo periodo è parzialmente ghiacciato, e crea dei giochi di luce e dei riflessi molto particolari. Inoltre la zona da cui sgorga l'acqua è ghiacciata in modo irregolare e quindi in alcuni punti si vede scorrere dentro al ghiaccio circostante, in altri esternamente. Insomma un posto davvero suggestivo. Continuando lungo un sentiero , la distanza dalla civiltà sembra aumentare passo dopo passo. Il terriccio battuto lascia spazio ad un tappeto di aghi di larice che riempie il paesaggio circostante, senza guida sarebbe difficile orientarsi, eppure la natura trasmette qui come in pochi altri posti la sensazione di essere perfettamente al posto giusto. La pace, la tranquillità ed il silenzio sono difficilmente riscontrabili altrove, potrei persino giurare di sentire il rumore degli aghi di larice che cadono sul terreno producendo una sinfonia che contribuisce ad intensificare le sensazioni precedenti. E' un suono difficile da descrivere, ma avete presente il suono che la neve produce quando si deposita al suolo? I due suoni sono molto simili,  ma lo scenario incredibilmente diverso. Il "rumore" del silenzio è così imponente che si sentono in lontananza i movimenti degli animali, il loro correre veloci attraverso la fitta vegetazione. In questo paradiso dei sensi solo una cosa potrebbe produrre una nota stonata tra mille sinfonie perfette: la mia influenza. Ed infatti di li a poco parte una raffica di starnuti che inesorabilmente s'infrange nel sottobosco autunnale, accompagnata dal mio sonoro soffiarmi il naso. E' un modo durissimo ma altrettanto efficace di tornare alla realtà, devo abbassare momentaneamente il livello dell'entusiasmo, ed alzare quello di farmaci e pasticche. Nonostante tutto non voglio concedere nessun pareggio all'influenza e continuo imperterrito le mie attività. Il freddo man mano che si cammina passa in secondo piano per un po' gli stambecchi ci fanno compagnia, poi preferiscono non uscire dai loro confini e dopo un po' ci ritroviamo soli. L'osservatorio ospita anche picchi, volpi e cince ma forse il freddo, forse l'orario o qualche altra centinaia di fattori ci impediscono di avvistarli. Nessuno però di questi fattori può impedirci di scorgere ,dopo pochi metri, delle piccole corna fare capolino dietro un tronco di larice. Non so di cosa si tratta, ad essere sincero non sono un esperto di specie animali e quindi molti potrei facilmente confonderli anche vedendoli interamente, figuriamoci poi se questi sono semi nascosti con solo le corna in vista. Ci avviciniamo lentamente cercando di fare meno rumore possibile: gli aghi morbidi semplificano la nostra impresa, non oso immaginare ad un occhio distante quanto possono sembrare buffe 10 persone in "modalità stealth" mentre si avvicinano ad un albero. Fatto sta che in pochi secondi che sembrano un'eternità percorriamo pochissimi metri, ma fortunatamente a toglierci dall'imbarazzo ci pensa proprio il nostro nuovo avvistamento, che incuriosito si avvicina seppur con aria circospetta. Le guide ci suggeriscono di rimanere in silenzio per poterlo vedere da vicino. Si tratta di un esemplare femmina di camoscio, uno dei più veloci corridori del bosco: agile, leggero, e tonico, un mix perfetto di eleganza e velocità. Vederlo in movimento magari mentre scende un lieve crinale a tutta
velocità è una delle fortune della visita di oggi: infatti non appena ci avviciniamo ad una mangiatoia al termine del percorso, le guide le riempiono di fieno, e in men che non si dica ci raggiungono 5 o 6 esemplari. Alcuni sono decisamente piccoli, anche se hanno già tra i 2 e i 3 anni. Non esistono infatti esemplari più giovani in quanto l'unico esemplare maschio è deceduto da 1 anno, e di conseguenza addio nuove nascite. La cosa potrebbe inizialmente sembrare triste, ma per i camosci di sesso femminile è estremamente salutare nonché motivo di maggiore socialità con altri esemplari. Infatti non dovendo allattare ne prendersi cura dei piccoli trascorrono l'inverno con molta più tranquillità. La guida , nonché gestore ci spiega che non prenderà un nuovo maschio privandolo della libertà, ma che volentieri ne accoglierà uno malato o ferito e quindi non reintegrabile in natura. Lo trovo molto onesto e ammirevole. Sono attraversato da mille pensieri, affascinato da questo mondo che mi era completamente sconosciuto. Mentre scatto le ultime foto ripenso alle indecisioni del giorno prima e basta poco per convincermi che ho fatto un'ottima scelta. I camosci sono davanti a me, posano per le mie foto come se qualcuno li avesse addestrati a farlo, ogni tanto si spaventano ma tornano rapidamente in posizione. Metto a fuoco, scatto, e cosi per almeno 5 minuti. So che l'opportunità è unica e non voglio lasciarmela sfuggire. Mi piace pensare che a loro piaccia essere immortalati ma so bene che se non fossi dietro la mangiatoia probabilmente ne vedrei uno solo con il binocolo. Ultima foto, adesso bisogna andare. La guida ci indica l'uscita, e ci chiede di gridare "ciao " tutti insieme. Classico conto alla rovescia e  CIAO.. I camosci scappano a gran velocità risalendo il crinale che poco prima avevano disceso in pochi secondi. La vista non coglie più nulla, l'udito pochi dettagli lontani e sommessi. Il bosco ora è meno speciale, meno magico ma so bene quale spettacolo può riservare ai suoi ammiratori. Vado via con un carico di emozioni che pesa più dello zaino, ma trasmette leggerezza e tranquillità. Vado via promettendo a me stesso di ritornare in estate per rimmergermi in questo oceano di meraviglie. Consiglio a tutti questa esperienza, bambini, ragazzi, adulti , insomma chiunque può farlo. Inoltre il dott. Bernardo e Lorenzo sono un valore aggiunto all'Osservatorio in quanto disponibili, preparatissimi ma soprattutto veri appassionati e amanti di ciò che fanno. A loro va un grande applauso, e tanti grazie. Questo osservatorio deve essere un esempio per qualsiasi struttura che ospita animali, rispetto, cura e assenza di atteggiamenti stereotipati azzerano le perplessità anche del più critico. Qui gli animali stanno davvero bene.  Mi sento di darvi un consiglio: in questo periodo (dicembre) indumenti invernali decisamente pesanti, guanti cappello e soprattutto scarpe adatte. Il percorso non è molto complicato ma come detto in precedenza , ha qualche insidia. Consiglio scarpe da trekking piuttosto alte ma essendone io per primo sprovvisto ho indossato degli stivaletti non particolarmente rigidi ma comodi e con un bel carrarmato ma in alternativa delle comode scarpe da ginnastica comunque alte penso vadano bene. Chiusi i cancelli dell'Osservatorio mi aspetta il ritorno alla civiltà , ma non prima di aver disceso la montagna , precedentemente percorsa in seggiovia , ora rigorosamente a piedi. Beh questa parte preferisco risparmiarvela. Ci rivediamo a valle. Ciao a tutti :)ps: se avete qualche domanda, curiosità o altro , potete scrivermi in privato o nei commenti e sarò felice di rispondere.. Vi lascio con le foto dalla terrazza e di Orfeo che "ingoia" la mela..

Aggiornamento : ho postato il video su YouTube, potete vederlo qui,  ciao ciao ..




lunedì 7 dicembre 2015

Aprica, prime impressioni e pronostici sfatati



Aprica vista dall'alto (©ErmannoCeccherini)



Ciao a tutti, oggi vorrei parlarvi della località che ho scelto per trascorrere il ponte dell'Immacolata(sempre se così posso definirlo). Solo qualche giorno fa ero a Pavia, impegnato nella ricerca di un posto possibilmente in montagna e che fosse una via di mezzo tra il rilassante e l'affascinante. Dopo la classica ricerca sui siti più blasonati, e dopo aver definito un budget piuttosto contenuto (sono uno studente universitario quindi meno spendo meglio è :) ), ho trovato quella che a mio avviso si presentava come la scelta più interessante in relazione alle mie richieste: Aprica. Per chi non conoscesse Aprica (io non la conoscevo prima di qualche giorno fa), si tratta di un paesino in provincia di Sondrio sulle Alpi Orobie. Come spesso mi piace fare sono partito ,in dolce compagnia e  dopo aver prenotato l'albergo, ma completamente sprovvisto di qualsiasi informazione. Al costo di sembrare uno sprovveduto, preferisco sempre avere poche informazioni sui posti che visiterò al fine di scoprire piano piano tutto o quasi tutto quello che la località stessa ha da offrire. Una volta raggiunta Aprica ci siamo sistemati all'Hotel Derby, a due passi dall'impianto di risalita del Palabione. Non conoscendo Aprica ignoravo che quest'ultima è meta non solo di semplici turisti come il sottoscritto ma anche di sciatore ed escursionisti che la scelgono per la varietà che i suoi paesaggi possono offrire. Naturalmente c'è una sola pista innevata al momento, ma è quel tanto che basta per soddisfare chi ha voglia di sciare. Infatti è molto frequente vedere per strada delle persone o delle famiglia in tenuta da sci pronte a prendere la seggiovia dell'impianto di risalita che di li a poco li condurrà alla pista. Non essendo sciatore, rinuncio quasi subito alla tentazione di salire sulla vetta del "monte innevato" che ho di fronte, che sicuramente mi avrebbe regalato un panorama unico della vallata sottostante. Ma è una rinuncia solo momentanea perché so bene che nei prossimi giorni la tentazione sarà troppa per desistere nuovamente.  Così decido di trascorrere il mio pomeriggio a curiosare per le strade del paesino, che mi stupisce immediatamente perché seppur piccolo presenta ogni tipo di attività immaginabile. Spa, ristoranti, bar, cinema, supermercati, e altro ancora sono facilissimi da raggiungere, segno che nonostante i pochi abitanti, qui il turismo fa da padrone e le attività crescono di conseguenza. Da un paese di montagna mi aspettavo un clima decisamente più freddo ma i miei sensi mi suggeriscono il contrario. Sto però dimenticando il fattore sole, che gioca un ruolo importantissimo, e non appena si nasconde dietro i monti rivela il lato freddo di Aprica, che però contribuisce a creare un ambiente suggestivo e ovattato, che pochi posti possono vantare. Decido di curiosare ancora un po, sono affascinato dallo stile delle case, tutte in legno e tipicamente "alpine", la sensazione predominante è che tutto sia esattamente dove dovrebbe essere. non una carta fuori posto, non un'aiuola abbandonata a se stessa. Passeggiando per la strada principale mi imbatto in una fontana con la base completamente ghiacciata, che sembra quasi volermi ricordare quanto adesso la temperatura stia scendendo. Decido allora, complice anche una fastidiosa influenza, di rintanarmi in un bar per bere un the caldo. E proprio questa scelta si rivela piuttosto azzeccata in quanto sento delle persone parlare di un Osservatorio Eco Faunistico proprio qui ad Aprica. Decido di volerne sapere un po di più, inizio a cercare online maggiori informazioni, vorrei visitarlo ma non vorrei dar modo alla mia influenza di approfittare di questa mia decisione, e quindi preferirei organizzare la gita tra un paio di giorni. Non riuscendo però online ad organizzare il tutto nel modo migliore, spinto dai consigli del barista, decido di affrontare il freddo e di prolungare la mia passeggiata fino ad un centro informazioni. Una volta entrato, una signora molto gentile mi accoglie pronta a soddisfare le mie curiosità sull'Osservatorio, ma il mio entusiasmo precipita quando mi dice che alle 8.45 dell'indomani mattina sarebbe partita l'ultima visita guidata. Una delle maggiori attrazioni dell'Osservatorio è un orso che a breve andrà in letargo quindi le visite si interrompono in questo periodo invernale. Da un lato mi ritengo sfortunato perché su due piedi dovrei rinunciare, ma dall'altro lato sono contento che l'orso sia ancora "sveglio" e l'Osservatorio ancora aperto. Decido quindi di invertire il pronostico del giorno dopo che mi vedeva a riposo a rimpiangere questa possibilità quasi unica, e senza perdere troppo tempo  mi aggiungo alla lista dei visitatori. Alla faccia dell'influenza. Domani sarò li armato di macchina fotografica e medicine, e anche se porterò con me decine di fazzoletti, so in cuor mio che ne vale la pena. Ermanno batte influenza 1-0.
Ho già postato in un altro post una minima parte delle foto dell'Osservatorio. Presto scriverò un post specifico così da descrivere un po meglio questa esperienza.  Alla prossima .. Ciao :)

Osservatorio Eco-Faunistico Aprica .foto. (1° Parte)






















Eccomi qui, un nuovo inizio.

Ciao a tutti, volevo scrivere questo post per aggiungere qualche informazione su di me e su quello che proverò a scrivere in questo blog. Sono un ragazzo abbastanza curioso quindi le mie passioni vere sono poche, mentre tanti sono gli interessi che cerco di coltivare con più o meno successo. Di conseguenza non starò qui a dirvi schematicamente di cosa parlerò in quanto vorrei parlare di un po tutto quello che mi interessa e riguarda, ma con particolare attenzione al mondo dei motori e della fotografia.  Fin da piccolo ho dimostrato un enorme interesse verso auto e moto, cosa anche piuttosto normale per un bambino-ragazzo, ma il mio interesse si è presto evoluto in voglia di saperne sempre di più e di toccare con mano quella mia passione che fino ai 18 anni sembrava così lontana ed astratta. Dai 18 in poi però, la possibilità di guidare e di entrare completamente in contatto con le auto mi ha permesso di  apprendere sempre di più, e approfondire ogni aspetto che poteva risultare alla mia attenzione interessante o affascinante. Non sono mancati i corsi di guida sicura e poi sportiva al fine di avere non solo passione ma anche nozioni ed istruzioni di livello professionale, cosa alla quale non avrei potuto provvedere da solo. Vi parlerò però più avanti di questa parte della mia vita. Un'altra passione che coltivo con molto interesse riguarda la fotografia. Non voglio essere frainteso o sembrare un esperto (solo perché appassionato) a riguardo e quindi preciso subito che le mie conoscenze fotografiche sono di basso livello e che il mio modo di interpretare la fotografia ha poco a che fare con l'essere professionale. Infatti attraverso la fotografia cerco di immortalare attimi ed esperienze, quindi non aspettatevi la foto migliorata con Photoshop o sottoposta a grossi lavori di postproduzione in quanto il più delle volte scatto e carico online senza curarmi troppo dei fattori che se manipolati potrebbero migliorare il risultato finale. Detto questo , aspettatevi di tutto. potrei descrivervi qualche viaggio, come qualche libro appena letto, o un banale episodio sportivo, insomma dilagherò un po in tutto.  Ultima cosa: sono un novellino, ma rientro tra quelli che apprezzano molto consigli, commenti, critiche, insomma se volete fatevi sentire , mi farà piacere, e se poi il tutto è anche costruttivo o comunque motivo di conversazione ben venga.  Grazie a presto..  :)

domenica 15 novembre 2015

Qualche doverosa precisazione.

Ciao a tutti, avevo iniziato questo blog sperando di poterlo gestire al meglio e tenerlo sempre aggiornato con argomenti freschi e convincenti, ma purtroppo carenza di tempo e praticità mi hanno impedito di mantenere la promessa. Spero comunque di poter piano piano attivarmi a pieno ritmo.. nel frattempo vi rimando ai miei siti dove spesso pubblico foto, da me scattate.. grazie a tutti a presto..    www.cekky.jimdo.com   // twitter= cekky93 o ermanno ceccherini  ///500px ermanno ceccherini

venerdì 18 ottobre 2013

Lettore di schede per iPad mini

Molti avranno pensato di trasferire le foto della propria macchina fotografica o del proprio telefonino direttamente sull'ipad, ma purtroppo il prodotto della Apple non è dotato di slot per l'ingresso di schede di memoria e quindi questa azione si dimostrava impossibile. Cercando però online qualche prodotto compatibile con la mia esigenza di trasferire foto sull'ipad dalla macchina fotografica , ho trovato diversi siti anche relativamente famosi (come Amazon e Ebay) che proponevano un lettore di schede a prezzi decisamente competitivi. In un secondo momento mi sono accorto che anche la Apple ha un prodotto specifico che fa da lettore di schede ma il prezzo era all'incirca 20-25€ più alto. Non volendo spendere più del dovuto per un accessorio così "banale" ho pensato di ordinarlo online su Amazon al prezzo di 4,90€ più spese di spedizione. Una volta ricevuto il lettore di schede l'ho testato sotto molti punti di vista e il mio parere è davvero positivo: comodo, veloce e di facile utilizzo. Unico neo la qualità percepita decisamente scarsa, o meglio la plastica che lo compone sembra davvero scadente ma per meno di 5€ non si può pretendere molto meglio. Curiosa ma altrettanto utile la scelta di inserire una porta USB nel dispositivo ( con un bottoncino si decide se utilizzare le card o la USB) che ben si interfaccia con macchina fotografiche e chiavette USB. Queste ultime però non sono supportate se di ultima generazione in quanto, secondo quanto riportato sullo schermo dell'ipad, necessitano di maggiore energia elettrica che il dispositivo della mela morsicata non è in grado di fornire. 
In definitiva lo consiglio a chi cerca un prodotto semplice e a buon mercato, senza però rinunciare ad un lettore di schede 5in1 che funziona davvero bene.